Centro Pompidou by Renzo Piano e Richard Rogers

Centro Pompidou: un’irreverente struttura emblema della rivoluzione architettonica, che ha trasformato il volto della Ville Lumière.
Nessun occhio resta indifferente di fronte alla bizzarra struttura in Rue Beaubourg 19, ideata da Renzo Piano e Richard Rogers.

Centre Georges Pompidou, detto anche Beaubourg, nacque nel centro di Parigi, su volontà di Georges Pompidou appunto, presidente della repubblica francese (1969-1974).
Pompidou commissionò un’istituzione culturale all’insegna della multidisciplinarità, interamente dedicata all’arte moderna, a cui si affiancassero anche una vasta biblioteca pubblica, un museo del design, attività musicali, cinematografiche e audio-visive.

Concorso

Nel 1970 si è svolto il concorso di architettura per il sito del Beaubourg, che è stato l’inizio di uno dei più importanti musei di arte contemporanea del mondo.

Il concorso aveva una giuria internazionale presieduta da Jean Prouvé, uno degli architetti francesi che negli anni ’50 univano tecnologia e architettura.

I vincitori sono stati Renzo Piano e Richard Rogers, che in quel momento avevano rispettivamente 33 e 37 anni, che hanno presentato un progetto innovativo basato sulla tecnologia.

Apertura al pubblico

La costruzione iniziò nel 1972 e fu solo nel 1977 che il Beaubourg aprì le sue porte al pubblico. Il suo primo motore è stato il presidente della Francia Georges Pompidou, che morì nel corso della costruzione, causandone il ritardo.
In ogni caso, l’apertura del centro fu un enorme successo.

Nonostante ciò, l’edificio ha provocato un’enorme polemica tra i parigini, che lo consideravano una minaccia per il centro di Parigi.
Il centro acquisì diversi nomi a scopo satirico, come Nostra Signora degli Idraulici –Notre Dame de la Tuyauterie-, Raffineria di petrolio o Fabbrica di gas.

Piazza

Da segnalare che tra i 681 partecipanti al concorso, Piano e Rogers sono stati gli unici che hanno utilizzato metà del sito per offrire una piazza pubblica per il quartiere.

Spazio diventato oggi una delle parti più spettacolari del Centre Pompidou, che ha come sfondo la facciata est dell’edificio.
La piazza, in leggera pendenza, scende a 3,5 metri dal livello della strada, e ci guida all’interno dell’edificio fino a diventare l’androne.

Altri elementi che attirano l’attenzione della gente nella piazza sono gli enormi tubi bianchi a forma di periscopio, necessari per la ventilazione del parcheggio sotterraneo situato al di sotto dell’intero cantiere.
Questi sono di fronte alla facciata principale del Centre Pompidou e formano una linea, delimitando la strada e la piazza, seguendo lo stesso linguaggio dell’edificio.

Al giorno d’oggi, questo spazio è importante quanto l’edificio stesso.

Primo progetto

Inizialmente il progetto ha preso in considerazione una continuità ininterrotta tra la piazza e l’aula magna, ma per ragioni climatiche e di sicurezza è stato necessario realizzare una recinzione vetrata.

Con il primo progetto, gli architetti hanno voluto dare una risposta al dibattito che si stava svolgendo negli anni ’70 tra gli artisti, i quali sostenevano che l’arte dovesse rimanere per strada affinché tutti ne godessero, invece di essere rinchiusa in un edificio.

In ogni caso, la piazza non ha perso la sua natura e ospita diverse attività e opere d’arte legate al Centro, come la grande scultura di Alexander Calder, installata stabilmente nel 2011.

Ispirazioni

Per capire meglio l’edificio, dobbiamo tornare indietro agli anni ’60, quando iniziò la sua strada il gruppo inglese Archigram.
Sono stati ispirati dalla tecnologia per proiettare immagini neofuturistiche, volendo rompere con l’architettura tradizionale.
I loro progetti erano ipotetici, quindi usavano tutti i tipi di eccentricità, comprese le forme ironiche di fantascienza.

In molte immagini neofuturistiche ritroviamo sia gli eccentrici colori che tappezzano il Centro Pompidou, sia le forme che ricordano delle bizzarre fabbriche utopiche.

Il Beaubourg come simbolo di modernità, rappresenta la materializzazione degli ideali tecnologici e infrastrutturali di Archigram, essendo in quei giorni una brillante dimostrazione di tecnica avanzata.
Di conseguenza, il Centre Pompidou può essere annoverato tra i precursori del movimento architettonico High-Tech, nato negli anni ’70.

Spazi

In questo contesto, gli architetti hanno voluto creare un volume che fosse assolutamente flessibile, in modo da progettare finalmente un grande recinto metallico per liberare completamente l’interno dell’edificio.
All’inizio era considerata una caratteristica ideale, in quanto ci sarebbero stati spazi interni di 7.500 metri quadrati, che potevano essere totalmente versatili e facilmente modificabili. Tuttavia, ha costretto gli architetti a costruire un altro “edificio” all’interno del volume principale per ottenere superfici per esporre le opere d’arte.

Per realizzare questi grandi spazi, l’edificio ha una spettacolare struttura metallica: 14 arcate a colmare una distanza di 48m, distanti 12,80m l’una dall’altra. Le travi principali, che sono a traliccio, hanno una lunghezza di 45 metri e sono sostenute da speciali getti in acciaio denominati gerberettes.
Questi hanno il compito di trasmettere i carichi alle colonne luminose, stabilizzate da controventi a forma di X.

Gli elementi strutturali sono perfettamente riconoscibili nelle facciate, dove convivono con le strutture edilizie.
Questi ultimi fanno parte del recinto e hanno la forma di tubi, visibili soprattutto nella facciata orientale.
Grazie a questo sistema, l’interno dell’edificio è completamente liberato.
Le strutture hanno un divertente codice di colori, grazie al quale il visitatore può conoscere la funzione di ogni tubo: blu per l’aria condizionata e il riscaldamento, giallo per i circuiti elettrici, verde per l’acqua, bianco per l’impianto di aria e rosso per comunicazioni tra persone.

Vista

È nella facciata principale dove possiamo vedere la struttura tubolare più impressionante, la cui parte rossa inferiore è incaricata di portare i visitatori al piano superiore per godere di una vista idilliaca su Parigi.
Ciò è possibile perché la sua altezza di 42 m è più alta del massimo consentito nel resto del quartiere.

Più di un museo

Il Centre Pompidou è un museo di arte contemporanea, ma ha anche un’importante Biblioteca pubblica di informazione -BPI-, un Centro industriale di creazione -CCI- e l’Istituto di ricerca sulla creazione musicale -IRCAM -.
Tutti questi sono rimasti chiusi per più di due anni, poiché nel 1997 il Centre Pompidou ha chiuso i battenti per subire un’intera ristrutturazione.
Oltre al recupero architettonico, sono state modificate alcune parti dell’edificio, come l’ingresso alla biblioteca pubblica o l’ingresso gratuito al belvedere, che oggi può essere utilizzato anche dai visitatori del museo o da chi si reca in biblioteca.

Va sottolineato che il Centro Pompidou ha pienamente raggiunto l’obiettivo del suo fondatore, che era principalmente la rivitalizzazione dell’area degradata del quartiere Beaubourg.
Ma non è stato l’unico successo, in quanto è un’icona nel mondo dell’Architettura, oltre ad essere uno dei musei più importanti al mondo. Al giorno d’oggi è una visita obbligatoria a Parigi, e anche un luogo perfetto per riposare mentre si passeggia nei pittoreschi quartieri di Le Marais e Les Halles.

photo by: Architectural Visits & Floornature